Le campagne elettorali statunitensi hanno a lungo combinato messaggi politici con attacchi personali, slogan audaci e, sempre più, comunicazione mirata. Mentre le prime elezioni presidenziali, tra il 1788 e il 1796, furono relativamente moderate, la corsa del 1800 tra John Adams e Thomas Jefferson introdusse uno stile di campagna più moderno, alimentato da giornali di partito, pamphlet e volantini.

I federalisti di Adams descrivevano i sostenitori di Jefferson come estremisti senza Dio che avrebbero danneggiato le finanze e la politica del Paese. I democratico-repubblicani di Jefferson, a loro volta, accusavano i federalisti di essere troppo legati alla Gran Bretagna. Jefferson vinse infine quella competizione aspra, che lo storico e autore Bob Riel descrive come un punto di svolta nella storia politica americana.

La stampa rimase centrale con l’espansione dell’alfabetizzazione. Nel 1828, Andrew Jackson beneficiò di una rete di giornali favorevoli che lo presentava come un uomo comune del popolo, aiutandolo a sconfiggere il presidente uscente John Quincy Adams. Nel corso del XX secolo, tuttavia, i candidati cercarono sempre più un contatto diretto con gli elettori attraverso nuove forme di comunicazione di massa.

La radio aprì un nuovo capitolo nel 1920, quando il repubblicano Warren G. Harding divenne il primo candidato alla presidenza a utilizzarla per fini elettorali. Franklin D. Roosevelt dimostrò in seguito tutto il potenziale del mezzo. Le sue “conversazioni davanti al caminetto” adottavano un tono accessibile e colloquiale per rivolgersi a milioni di americani durante la Grande depressione e la Seconda guerra mondiale. In una trasmissione del dicembre 1940, descrisse gli Stati Uniti come un “grande arsenale della democrazia”, un messaggio che rafforzò il suo legame con il pubblico.

La televisione rese ancora più importante l’aspetto del candidato. La campagna di Dwight Eisenhower del 1952 utilizzò annunci televisivi ripetuti che enfatizzavano la sua immagine pubblica tanto quanto il suo programma politico, contribuendo alla crescente spettacolarizzazione della politica elettorale.

Il primo dibattito presidenziale televisivo, tenutosi il 26 settembre 1960, dimostrò ulteriormente il potere della presentazione. Il democratico John F. Kennedy apparve sicuro e rilassato, mentre il repubblicano Richard Nixon fu criticato per il suo aspetto a disagio e per la sudorazione visibile. Il contrasto influenzò la percezione del pubblico e contribuì a fare dei dibattiti televisivi importanti eventi elettorali, capaci di influenzare gli elettori.

L’ascesa della televisione coincise anche con l’espansione dei sondaggi d’opinione. Le campagne potevano utilizzare l’orientamento dell’opinione pubblica per perfezionare i propri messaggi e slogan, rendendo la comunicazione politica più strategica rispetto ai periodi precedenti. L’arrivo di internet e dei social network aggiunse un ulteriore livello di rapidità e precisione.

Piattaforme tra cui Facebook, Twitter, YouTube, LinkedIn, Instagram e TikTok consentono ai candidati di rivolgersi a gruppi specifici di elettori attraverso il microtargeting basato su dati demografici e comportamentali. Possono inoltre ricevere feedback in tempo reale e modificare le proprie strategie durante la campagna. La campagna di Barack Obama del 2008 è citata come uno dei primi esempi dell’uso efficace dei social media per mobilitare gli elettori, in particolare i più giovani, ampliando al contempo la raccolta fondi dal basso.

L’era digitale ha portato nuovi rischi oltre a nuove opportunità. La diffusione delle fake news e l’uso dei dati personali hanno sollevato preoccupazioni sulla privacy e sulla manipolazione degli elettori. Cambridge Analytica, una società britannica di dati accusata di aver raccolto e venduto illegalmente informazioni sensibili degli utenti di Facebook, è stata collegata a iniziative volte a influenzare milioni di elettori e ha contribuito alla campagna di Donald Trump del 2016.

Lo sviluppo delle campagne elettorali americane ha quindi seguito da vicino i progressi della tecnologia della comunicazione. Ogni nuovo mezzo ha aumentato l’interazione tra candidati ed elettori, intensificando al contempo il ruolo dell’immagine, dei dati e dei messaggi emotivi. La sfida continua, secondo gli analisti citati nella fonte, consiste nell’utilizzare questi strumenti a sostegno di un dibattito democratico trasparente, basato sui temi e non sulle fake news e sugli slogan prodotti algoritmicamente.

Fonti: Focus.it.