I gruppi di ricerca dell’Università di Kiel e dell’Ospedale universitario Schleswig-Holstein riferiscono che l’industrializzazione è collegata a profondi cambiamenti nel microbioma intestinale umano, dalla diversità delle comunità microbiche ai genomi dei singoli batteri. I risultati provengono da due studi pubblicati su Cell e si basano su campioni raccolti dal Global Microbiome Conservancy (GMbC), un’iniziativa internazionale avviata un decennio fa per studiare e preservare la diversità del microbioma intestinale.
I ricercatori hanno esaminato il rapporto tra geografia, stile di vita, alimentazione e genetica da un lato e microbioma intestinale dall’altro, tenendo conto delle interazioni tra questi fattori. Hanno scoperto che le persone che vivono in società altamente industrializzate tendevano ad avere comunità microbiche meno diversificate e più simili tra loro. Di conseguenza, persone che vivono in luoghi geograficamente lontani potevano presentare specie batteriche comparabili, nonostante le differenze nell’alimentazione, nel patrimonio genetico e nella cultura, ha affermato il coautore dello studio Mathieu Groussin.
Il gruppo ha inoltre rilevato che, nei microbiomi industrializzati, le interazioni tra batteri erano concentrate attorno a un numero minore di specie. Secondo i ricercatori, ciò potrebbe significare che la comunità dispone di una minore ridondanza funzionale qualora vadano perdute specie essenziali. I campioni delle persone che vivono in società altamente industrializzate mostravano anche livelli elevati di marcatori infiammatori e segnali di risposta immunitaria, in particolare nello strato mucoso dell’intestino. I ricercatori hanno affermato che questi risultati suggeriscono che i cambiamenti del microbioma possano influire sulla fisiologia dell’organismo, anche se sono necessari ulteriori studi per comprenderne il ruolo nelle malattie.
Un secondo studio ha esaminato 10 specie batteriche provenienti da popolazioni con diversi livelli di industrializzazione. Tra le specie analizzate, uno stile di vita industrializzato era associato a genomi più grandi e a una maggiore plasticità genomica, compreso uno scambio di geni più frequente tra i microbi. I ricercatori hanno inoltre identificato mutazioni del DNA associate all’industrializzazione, tra cui cambiamenti che interessano proteine coinvolte nelle risposte allo stress e nell’adattamento all’ambiente.
I gruppi intendono ampliare la raccolta del GMbC includendo altri Paesi e indagare quali cambiamenti rendano i microbiomi industrializzati più vulnerabili alle alterazioni e in che modo tali cambiamenti possano essere correlati alle malattie o alla suscettibilità alle infezioni. I due articoli sono stati realizzati con collaboratori internazionali, tra cui ricercatori del Massachusetts Institute of Technology.
Fonti: Phys.org.