Le inondazioni urbane hanno causato perdite sociali, ambientali ed economiche sempre maggiori a Baltimora, dove i registri delle inondazioni risalgono al 1748. I ricercatori affermano che tali impatti probabilmente diventeranno più frequenti e intensi con il cambiamento climatico. Anche le difese convenzionali che si basano sul cemento e su altre superfici impermeabili possono funzionare male nelle città, perché impediscono all’acqua piovana di infiltrarsi nel terreno.
Un team guidato da ricercatori della Penn State ha sviluppato un approccio alternativo insieme ai residenti di Baltimora e ai funzionari cittadini. Nel corso di tre anni, i laboratori hanno contribuito a individuare le problematiche locali legate alle inondazioni, gli interventi fattibili e le aree da includere nel modello. Il lavoro si è concentrato sulle inondazioni pluviali, che derivano dalle precipitazioni anziché dall’esondazione dei fiumi o dalle alte maree provocate dalle tempeste.
I ricercatori hanno modellizzato due strategie selezionate attraverso le discussioni con la comunità: le infrastrutture verdi per la gestione delle acque meteoriche e la pulizia degli scarichi stradali. Le infrastrutture verdi possono comprendere giardini pluviali, spazi verdi e superfici permeabili che assorbono l’acqua e rallentano il deflusso. La pulizia consiste nella rimozione di foglie e detriti che possono ostruire gli scarichi lungo strade e marciapiedi.
Le misure combinate hanno prodotto la maggiore riduzione nel modello, abbassando la profondità delle inondazioni fino al 55% in determinati luoghi. Tuttavia, i ricercatori hanno affermato che la combinazione ha ottenuto risultati solo leggermente migliori rispetto alla sola pulizia degli scarichi, che rappresentava la misura individuale più efficace.
La costruzione e la verifica del modello hanno presentato delle difficoltà. Le inondazioni urbane possono svilupparsi e scomparire nell’arco di poche ore, rendendo difficile osservarle con i satelliti o con i sensori convenzionali. Anche caratteristiche di piccole dimensioni, come la differenza di circa 15 centimetri tra un cordolo e una strada, possono determinare il percorso dell’acqua, ma potrebbero non apparire chiaramente nei dati altimetrici rilevati a distanza.
Poiché a Baltimora mancavano sensori in alcune strade colpite da questo tipo di inondazione, il team ha utilizzato post sui social media geolocalizzati e immagini delle notizie per contribuire a validare il modello. Questi dati hanno permesso ai ricercatori di confrontare i livelli dell’acqua visibili con punti di riferimento noti, compresi i cordoli.
I risultati sono stati pubblicati su Sustainable Cities and Society in un articolo intitolato “Co-designing stormwater adaptations through community-informed urban pluvial flood modeling”. I ricercatori hanno affermato che il coinvolgimento dei residenti ha contribuito a garantire che le misure proposte fossero pertinenti e realizzabili, rafforzando al contempo la fiducia tra le comunità e gli scienziati.
Il progetto fa parte dell’Urban Integrated Field Program, che riunisce ricercatori di discipline tra cui idrologia, ecologia e architettura del paesaggio, insieme a urbanisti e membri della comunità. Il team prevede di esaminare come i risultati di Baltimora si confrontino con altri studi sull’adattamento climatico attraverso la Baltimore Social Environmental Collaborative.
Il lavoro futuro prenderà inoltre in considerazione il modo in cui le misure di adattamento possano affrontare diversi rischi contemporaneamente. Sebbene in alcuni luoghi i giardini pluviali possano essere meno efficaci della pulizia degli scarichi nella riduzione delle inondazioni, i ricercatori hanno affermato che potrebbero offrire ulteriori benefici contro il calore urbano. Il team auspica che l’approccio basato sul Coinvolgimento della comunità possa essere applicato in altre città che stanno sviluppando risposte agli impatti climatici.
Fonti: Phys.org.