Marte potrebbe non essere geologicamente inattivo, dopotutto. Le osservazioni dell’ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO) dell’Agenzia Spaziale Europea hanno rilevato acido cloridrico che emerge da fratture nella regione di Alba Mons, un fenomeno che, secondo i ricercatori, è una prova del vulcanismo dormiente marziano.

Sulla Terra, l’acido cloridrico viene rilasciato anche da bocche magmatiche. Il gruppo di ricerca ritiene che il gas possa risalire dall’interno di Marte durante l’inverno e rimanere intrappolato sotto il ghiaccio, per poi fuoriuscire quando il ghiaccio sublima in estate. Il TGO ha osservato picchi stagionali inattesi di questo gas nell’emisfero settentrionale del pianeta e ha ricondotto alcune emissioni a fratture vulcaniche.

Le fratture si trovano nella regione di Tharsis, che comprende anche l’Olympus Mons. Il vulcano, che si innalza per circa 26 chilometri sopra le pianure circostanti, è il più alto del sistema solare. Alba Mons è noto per la sua vasta superficie.

Le precedenti immagini orbitali suggerivano che alcuni vulcani marziani potessero essere stati attivi negli ultimi milioni di anni, mentre i sismometri hanno registrato terremoti marziani. Tuttavia, ai ricercatori sono mancate prove dirette di eruzioni recenti o colate laviche. I nuovi risultati, pubblicati su Science Advances il 4 novembre, aggiungono elementi a sostegno dell’ipotesi che Marte conservi ancora abbastanza calore interno da permettere l’attività vulcanica.

I ricercatori ipotizzano che il gas sia collegato a una camera magmatica dormiente sotto la superficie. Secondo loro, le fratture potrebbero essere obiettivi utili nella ricerca di vita marziana: se i sistemi idrotermali sono ancora attivi, potrebbero fornire energia e sostanze necessarie ai microrganismi, proteggendoli al contempo dal duro ambiente superficiale.

Fonti: Space.com.