Una breve iscrizione su una parete dell’antica città maya di Xultun potrebbe nominare uno studioso legato a calcoli astronomici. La frase, ricostruita come «così parla Volpe dal petto bianco», compare accanto a registrazioni di cicli calendariali e celesti e potrebbe essere il primo nome di un astronomo delle Americhe preeuropee riconosciuto scientificamente, secondo i ricercatori.
Franco Rossi del Massachusetts Institute of Technology, David Stuart dell’University of Texas at Austin e Heather Hurst dello Skidmore College descrivono la loro analisi sulla rivista Antiquity. Il loro studio ricostruisce l’iscrizione, nota come Testo 19, da un murale nella Struttura 10K-2 di Xultun, nell’odierno Guatemala. Gli 11 glifi sono parzialmente danneggiati, perciò il gruppo ha utilizzato scansioni, immagini a infrarossi e disegni a grandezza naturale per esaminare i segni sbiaditi.
I ricercatori calcolano che la data dipinta insieme alle formule corrisponda all’11 novembre 781. Il Testo 19 registra un intervallo di 2.920 giorni, ovvero otto anni, organizzato attorno a diversi cicli calendariali e astronomici maya. Questo intervallo è significativo perché è il minimo comune multiplo dell’anno solare di 365 giorni e del ciclo di Venere di 584 giorni: ciò significa che la posizione del pianeta rispetto al Sole si ripete secondo una cadenza simile.
L’iscrizione fa inoltre riferimento a cicli di 20, 260 e 780 giorni, compreso quello di Marte. I ricercatori osservano che la disposizione e i valori dei cicli ricordano l’inizio della successione di Fibonacci, in cui ogni numero è la somma dei due precedenti. Avvertono, tuttavia, che le prove non dimostrano che i Maya usassero una successione equivalente.
La possibilità che «Volpe dal petto bianco» fosse uno studioso che rivendicava la paternità dell’opera sarebbe insolita. Gli artisti e gli scribi maya a volte firmavano monumenti e opere d’arte, ma i nomi personali nelle iscrizioni conservate appartengono più spesso a sovrani e ad altri membri dell’élite. La frase potrebbe invece essere una citazione di uno scriba che riporta le parole di una figura autorevole, anziché identificare chi dipinse i calcoli.
I murales dell’edificio raffigurano figure sedute e inginocchiate, tra cui il sovrano di Xultun Yax We’n Chan K’inich in abiti cerimoniali. Altri brevi testi sulle pareti descrivono cicli astronomici e alcuni sembrano bozze o opere di scribi ancora intenti ad apprendere il sistema di scrittura. Questi elementi, insieme agli strumenti associati alla produzione della carta di corteccia, hanno portato gli specialisti a ipotizzare che l’edificio potesse essere un centro per la formazione di scribi e studiosi e per la produzione di manoscritti.
Fonti: Folha Ciência.