La paura potrebbe far sovrapporre i ricordi di pericolo e sicurezza nel cervello, invece di mantenerli nettamente separati, secondo uno studio condotto da ricercatori del Douglas Research Centre della McGill University e della University of Toronto Scarborough. I risultati suggeriscono che ciò potrebbe aiutare a spiegare perché le persone con ansia o disturbo da stress post-traumatico (PTSD) possano provare una paura intensa in situazioni sicure.

In alcuni esperimenti condotti sui topi, i ricercatori hanno insegnato agli animali ad associare un ambiente al pericolo e un altro alla sicurezza. Con il passare del tempo, l’attività cerebrale associata ai due ambienti è diventata meno distinta, invece di formare schemi sempre più separati. Lo studio è stato pubblicato su Nature Neuroscience.

Per monitorare i cambiamenti, il gruppo ha utilizzato un’arena di realtà aumentata che permetteva di modificare ciò che i topi vedevano e sentivano, creando l’esperienza di spostarsi tra ambienti senza trasferirli fisicamente. Microscopi miniaturizzati hanno registrato l’attività di centinaia di neuroni nell’ippocampo, una regione coinvolta nell’apprendimento e nella memoria.

I ricercatori ipotizzano che rappresentazioni sovrapposte possano consentire al cervello di recuperare più rapidamente le informazioni sulle minacce passate. Questa rapidità potrebbe essere utile quando il pericolo è reale, ma potrebbe anche rendere il cervello più incline a reagire sulla difensiva a una situazione innocua: un compromesso tra rapidità di reazione e precisione.

Secondo il gruppo, i risultati potrebbero contribuire a spiegare come i richiami di un trauma, tra cui un’immagine, un suono o un luogo, possano scatenare paura anche quando non vi è una minaccia immediata. I ricercatori propongono che queste reazioni possano dipendere da una normale risposta di sopravvivenza diventata eccessivamente sensibile, anziché da una semplice incapacità di distinguere i ricordi.

Poiché gli esperimenti sono stati condotti sui topi, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se lo stesso processo contribuisca all’ansia e al PTSD negli esseri umani. Lo studio, “Overlapping representations in the ventral hippocampus support rapid fear memory retrieval”, ha ricevuto il sostegno dei Canadian Institutes of Health Research e del Natural Sciences and Engineering Research Council of Canada.

Fonti: ScienceDaily.