Il rover Perseverance della NASA trasporta piccoli campioni di materiale per tute spaziali tra le sue apparecchiature scientifiche e di navigazione, per aiutare i ricercatori a valutare come la polvere marziana potrebbe influire sugli astronauti e sulle loro attrezzature. Ogni campione misura meno di 6,5 centimetri quadrati.

Uno studio guidato da Scott VanBommel della Washington University di St. Louis ha esaminato l'esposizione dei campioni alla polvere di Marte, insieme ad altri materiali, tra cui il teflon. I risultati, pubblicati negli Proceedings of the National Academy of Sciences, indicano che i campioni hanno mostrato pochi segni visibili di usura dopo 1.645 giorni marziani.

I ricercatori hanno constatato che le particelle di polvere marziana sembrano più lisce rispetto ai granelli frastagliati osservati sulla Luna. Secondo VanBommel, l'esposizione prolungata al vento potrebbe aver arrotondato le particelle marziane, rendendole potenzialmente meno inclini a graffiare le superfici o a irritare i polmoni rispetto alla polvere lunare. Gli astronauti delle missioni Apollo sperimentarono visiere graffiate, tute spaziali danneggiate e contaminazione da polvere all'interno del modulo lunare.

Tuttavia, lo studio ha individuato un problema distinto: l'estrema finezza di alcune particelle marziane. L'analisi di VanBommel ha stimato che alcuni granelli potrebbero avere un diametro di appena 100 nanometri. Particelle di questa scala possono comportare rischi per la salute sulla Terra, perché potrebbero raggiungere in profondità i polmoni ed entrare nel flusso sanguigno. I futuri habitat, le tute spaziali e i sistemi di filtrazione dovranno quindi tenere conto di queste particelle microscopiche, anche se gli astronauti non respirerebbero direttamente l'atmosfera di Marte.

Anche le proprietà elettrostatiche potrebbero far sì che la polvere marziana aderisca preferenzialmente a determinate superfici, ha affermato la coautrice Abigail Knight. Inoltre, i dati dello strumento PIXL di Perseverance hanno mostrato che la polvere contiene perclorati e altri composti potenzialmente tossici, oltre a livelli elevati di zolfo, ferro e silice.

Il potenziale impatto sulla salute dipenderebbe dalla quantità e dalla durata dell'esposizione, ma la composizione chimica aggiunge un ulteriore elemento da considerare nella pianificazione delle missioni umane su Marte. I ricercatori descrivono Perseverance e i rover precedenti sia come strumenti scientifici sia come test pratici di tecnologie che potrebbero sostenere le future esplorazioni.

L'articolo, intitolato "Fine and ultrafine Martian dust presents additional risks for future crewed missions to Mars", è stato pubblicato nel 2026 e ha il DOI 10.1073/pnas.2620747123.

Fonti: Phys.org.