Il vertice COP17 sulla biodiversità a Erevan, in Armenia, si è concluso il 31 ottobre, dopo due settimane di negoziati, con una valutazione netta: i paesi sono ben lontani dal raggiungere i 23 obiettivi concordati alla COP15 nel 2022 nell’ambito del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal. La valutazione globale finale del vertice ha avvertito che gli obiettivi per il 2030 non saranno raggiunti se l’attuazione collettiva non verrà accelerata rapidamente.

Uno degli obiettivi più noti è proteggere il 30% delle aree terrestri e marine del mondo entro il 2030. Finora, la protezione copre circa il 20% delle terre e il 10% dei mari. Le percentuali variano a seconda delle aree marine: è protetto circa il 22–23% delle acque nazionali, rispetto ad appena l’1,5% delle acque internazionali.

I delegati hanno adottato il Percorso di Erevan, un piano d’azione volto a portare avanti il più rapidamente possibile gli impegni della COP15. Tra le priorità figurano la riduzione dei sussidi e degli incentivi destinati ad attività che danneggiano la biodiversità, come la pesca e l’agricoltura; l’aumento dell’assistenza finanziaria, scientifica e tecnica ai paesi più poveri e ricchi di biodiversità; l’allineamento dei bilanci nazionali e delle decisioni economiche al quadro di Kunming-Montreal; e il monitoraggio regolare dei progressi rispetto agli impegni.

Il finanziamento è rimasto un importante motivo di disaccordo. La Convenzione sulla diversità biologica invita le parti a finanziare gli sforzi nazionali per la biodiversità secondo le proprie possibilità, mentre ci si aspetta che i paesi sviluppati aiutino quelli più poveri. L’Unione europea aveva cercato di ampliare l’elenco dei paesi donatori, ma la proposta non è stata accolta. I nuovi finanziamenti annunciati al vertice ammontano a circa 2 miliardi di dollari.

Un fondo distinto, istituito alla COP16 di Cali nel 2024, raccoglie contributi dalle aziende che utilizzano dati genetici provenienti dalla biodiversità, in particolare nei settori farmaceutico e biotecnologico. Il contributo suggerito è pari all’1% dei profitti o allo 0,1% del fatturato, ma i versamenti sono volontari. Dopo un anno e mezzo, il fondo aveva raccolto appena 10.000 dollari, tutti provenienti da piccole imprese.

Il dibattito sui finanziamenti ha inoltre messo in evidenza il divario tra la spesa per la conservazione e gli investimenti in attività che danneggiano la natura. Secondo le stime delle Nazioni Unite, per ogni dollaro investito nella conservazione ne vengono investiti 30 in attività dannose. Astrid Schomaker, segretaria esecutiva della CBD, ha affermato che non è possibile proteggere la natura mentre si continua a finanziare la sua distruzione.

Il vertice si è concluso senza fissare obiettivi più ambiziosi, ma ha evitato il fallimento dei negoziati. Steven Guilbeault, uno degli artefici dell’accordo di Kunming-Montreal, ha descritto i colloqui come un passo importante, che tuttavia non è ancora sufficiente per raggiungere gli impegni del 2030. An Lambrechts di Greenpeace International ha affermato che il ritmo e la portata degli interventi restano inadeguati rispetto alla crisi della biodiversità. Anche Bonaventure Bono di Greenpeace Africa ha criticato il vertice per non aver riconosciuto l’autodeterminazione dei popoli indigeni e delle comunità locali, né aver adottato un linguaggio più incisivo sui loro diritti.

Il prossimo vertice sulla biodiversità, COP18, è previsto a Quito, in Ecuador, nel 2028.

Fonti: Focus.it.